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La luce elettrica Lo stesso paese ha anticipato i tempi nell’uso della energia elettrica per illuminazione pubblica ed usi industriali, quando ancora il resto della Calabria doveva aspettare ancora molti anni per vedere realizzata questa aspirazione della convivenza civile. Un confronto rispetto agli altri paesi della regione, anche importanti, dimostra che Santo Nicola è stato antesignano nell’introduzione di questo servizio pubblico, collocandosi in ordine di tempo tra i primi, quando ancora tutti gli altri ne erano sforniti.
Infatti rimonta al 1920 l’inaugurazione in loco di tale servizio, quando ancora gli altri paesi per disporre di tale servizio dovevano aspettare la realizzazione dei grandi impianti collegati agli invasi della Sila; ciò che è potuto avvenire solo nel 1940, quando si presentò l’opportunità di collegarsi con le reti elettriche nazionali, e solo per pochi privilegiati, dato che la nuova disponibilità di energia venne all’inizio tutta assorbita per l’elettrificazione della linea ferrata. Ancora oggi nella stazione ferroviaria di Reggio rimane esposto il ceppo inaugurale che reca la data del 1938, relativo a tale avvenimento, considerato una priorità in assoluto. Degno di nota è il fatto che l’iniziativa del nostro paese fu una novità riconducibile a motivazioni ideali più che a disponibilità di mezzi tecnici ed opportunità commerciali, determinata cioè da motivazioni culturali. Infatti nei primi anni del secolo scorso si era creato in paese un clima di grande tensione morale dovuta al fatto che si era ritirato in famiglia per ragioni di salute, il padre Leone Pileggi. Una eminente figura di religioso francescano, che aveva dato grande impulso alla diffusione del suo ordine in Italia Meridionale, stando per tanti anni fu vertice della conduzione come padre provinciale. Egli che univa ad una grande spiritualità, uno spiccato senso alla realizzazione delle opere civili, interpretando con entusiasmo le nuove direttive della chiesa, che con la Rerum Novarum di Leone XIII esortava i cattolici ad un fattivo impegno nelle opere sociali e quindi rendersi protagonisti di cose nuove. Nell’aderire ad un tale programma non esitò a impegnare risorse di famiglia, e sollecitare la collaborazione di altri azionisti privati, per la costituzione di una società elettrica, che in modo bene augurante chiamò Crissa, evocando nella denominazione della ragione sociale, il sentimento di quella popolazione, che da sempre tende a richiamarsi alla sua tradizione magno greca.
Il risultato fu che nelle notti profondi tutti i paesi compresi nel vasto orizzonte che va dalle alture di Nicastro fino alle balze dell’Aspromonte ricadevano al buio, fra tutte le parti del vasto orizzonte la gente volgeva lo sguardo verso le nostre montagne per vedere come si mostrava anche da lontano un paese illuminato dalla nuova luce elettrica. Esso, contrassegnato da tanti puntini luminosi alla loro immaginazione appariva come un paese di sogno, e le luci che si vedevano brillare, a loro che spettavano questa novità, come appaiono le stelle del mattino, che preannunciano una nuova stagione. Consapevoli di questo sentimento, i nostri antenati per molti anni hanno esposto, con una mostra anche se povera e modesta, questo motivo come il “logos” della loro comunità: un monumento alla energia elettrica, di fatturazione locale, mostrando un grande globo luminoso collocato al cuspide della chiesa, per farsi vedere da lontano piuttosto che illuminare il vicino, dando luogo ad un apparato che si presenta come un monumento al progresso umano, pensando così di esporre il loro biglietto di identità, come ai tempi della loro emigrazione, all’ingresso della città di New York, avevano visto svettare la statua imponente della Libertà. |